“Il melomane domestico. Maria Callas e altri scritti sull’opera” di Alessandro Duranti.

Edito da Ronzani Editore.

Un lungo saggio su Maria Callas apre questa raccolta di scritti di Alessandro Duranti, studioso di letteratura italiana e appassionato d’opera. Il saggio sulla Callas ripercorre l’intera carriera del grande soprano attraverso il punto di vista di chi ha potuto conoscerne le sublimi performances solo grazie alle registrazioni su disco. Commentate con passione e scrupolo informativo, e col rimpianto che una simile artista, in un’epoca in cui era già possibile realizzare documenti audiovisivi evoluti, abbia avuto il destino di esser tramandata attraverso registrazioni e filmati spesso mediocri. Con una scrittura affabile e piena di umorismo, Alessandro Duranti racconta le vicende di questa voce leggendaria seguendo il filo dei suoi ricordi di finissimo ascoltatore – di “melomane domestico”, come lui stesso si definisce e spiegando le ragioni di un mito del Novecento attraverso i documenti sonori grazie ai quali continua a esistere.

Gli altri saggi raccolti nel volume raccontano l’arte dei principali compositori italiani dell’Otto-Novecento: Verdi, Puccini, Mascagni e tutti i principali autori della cosiddetta “opera verista”. Chiude il volume uno spiritoso saggio su un altro grande ‘dilettante’ della critica musicale, Eugenio Montale, per decenni recensore delle “prime alla Scala” per il “Corriere della Sera”.

Maria Callas, nome d’arte di Anna Maria Cecilia Sophia Kalos è morta all’età di 53 anni a Parigi, il 16 settembre 1977. E’ stata la cantante attrice più formidabile di cui si serbi memoria.

Dotata di una voce particolare, che coniugava un timbro unico a volume notevole, grande estensione e agilità, contribuì alla riscoperta del repertorio italiano della prima metà dell’Ottocento (la cosiddetta «belcanto renaissance»), in particolare di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, di cui seppe dare una lettura personale in chiave drammatica attraverso la riscoperta della vocalità ottocentesca definita canto di bravura, che applicò a tutti i repertori e per la quale venne coniato il termine soprano drammatico d’agilità.

Maria nacque a New York il 2 dicembre 1923, da genitori greci. Sin da subito sembra già ben avviata alla carriera musicale: a tre anni ascolta arie d’opera grazie alla pianola del padre e della madre, a quattro comincia a mettere assieme le prime melodie al pianoforte. E a cinque tentò di raggiungere la sorella Yakinthy, intravista dall’altra parte della strada, attraversandola di corsa: un’automobile la colpì in pieno, trascinandola sotto le ruote per molti metri prima di riuscire a fermarsi. Dopo 22 giorni di coma si riprese. La madre sostenne che dopo l’incidente Maria sviluppò un carattere completamente diverso da prima e fece risalire il “cattivo carattere”, che sarà famoso nel mondo, umbratile, ostinato e ribelle, proprio a questa circostanza.

In seguito al divorzio dei genitori, Maria segue sua madre in Grecia, dove viene ammessa al Conservatorio di Atene, dove si diplomò in canto, pianoforte e lingue. Dopo anni difficili di miseria e di guerra, trova la sua esistenza tranquilla e agiata con i primi successi: Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni e la Tosca di Giacomo Puccini. Il 14 settembre 1945 partì per gli Stati Uniti per stare un po’ col padre e incominciare là una nuova carriera, nonostante la totale disapprovazione della maestra, che le indicava l’Italia come unica possibile patria musicale. Infatti visse fino al 1947, perchè la sua audizione al Metropolitan Opera House, ma con risultato negativo; le furono infatti proposti Madama Butterfly e Fidelio; per la prima parte, oltre alla perplessità di sempre nell’affrontare ruoli pucciniani, il soprano si sentiva fisicamente fuori ruolo. Declinò l’offerta del Fidelio perché non si sentiva di cantarlo.

Maria entrò in contatto con Giovanni Zenatello, direttore artistico dell’Arena di Verona, giunto in America per ingaggiare nuove voci per La Gioconda (è un’opera di Amilcare Ponchielli ). Per una cifra bassissima, Maria accettò la proposta. Appena giunta nella città veneta, Callas incontrò Giovanni Battista Meneghini, suo futuro marito, grande appassionato di opera e possessore di una fiorente industria di laterizi, e Serafin. Serafin la indirizzò ad alcuni maestri locali, in particolare Ferruccio Cusinati, per perfezionare e “italianizzare” il suo canto. L’esordio al Festival lirico areniano le assicurò una certa visibilità e un certo successo.

Il matrimonio, tra il civile e il religioso, venne celebrato il 21 aprile 1949 nella sagrestia della Chiesa dei Padri Filippini di Verona con la sola presenza della madre di Meneghini. Dopo il matrimonio Meneghini lasciò la guida della sua azienda, dedicandosi da quel momento in poi alla carriera della moglie (naturalizzata italiana come Sofia Cecilia Kalos) in qualità di suo agente.

Cominciò così la parte più sfolgorante della sua carriera: inaugurò la stagione lirica alla Scala di Milano nel dicembre del 1951, ove trionfò nel ruolo de La Duchessa Elena ne I vespri siciliani, continuando a mietere grandi successi interpretando le più grandi figure femminili della lirica: Lady Macbeth nell’apertura della stagione 1952/1953, Gioconda nella stessa stagione, Leonora ne Il trovatore nel 1953, Medea diretta da Leonard Bernstein nella stagione 1953/1954, Lucia di Lammermoor diretta da Herbert von Karajan nel 1954, Alceste e Violetta ne La traviata diretta da Carlo Maria Giulini nel 1955.

È noto come tra il 1952 e il 1954 la cantante perse 36 chili di peso, una dieta a base di carne e verdura le modificò il metabolismo, e molto movimento e il superlavoro fecero il resto. Le condizioni vocali, già a partire dal 1957, mostrarono segni di logoramento. L’estate dello stesso anno registrò alcuni episodi di stanchezza: un concerto al Teatro Erode Attico di Atene, dove non si era più recata dal 1944, eseguito con tensione e freddezza, anche a causa della difficile situazione emotiva che aveva trovato ad Atene dovuta ai difficili rapporti con la madre e la sorella. Ma il 1959 è l’anno della rottura col marito. Nel 1966 Callas rinunciò alla cittadinanza americana e a quella naturalizzata italiana per tornare alla cittadinanza greca, nella speranza di chiudere la sua carriera in bellezza sigillandola con un nuovo matrimonio. Tuttavia l’armatore Aristotele Onassis non solo si rifiutò di regolarizzare la loro unione, ma nel 1968, forse a seguito di dissapori con la compagna, e per assecondare un disegno economico, decise di sposare Jacqueline Kennedy, da poco vedova di John Fitzgerald Kennedy. Da questo momento sarà una continua discesa verso l’oblio. Senza darsi per vinta, scelse (nel 1969) una grande occasione di tornare alla ribalta, non più nell’opera ma nel cinema, come protagonista del film Medea di Pier Paolo Pasolini, anche con la speranza di riavvicinare il vecchio amante, che subito dopo il matrimonio aveva già ripreso a farsi vivo.

Nell’ottobre 1973 incominciò un tour mondiale con Giuseppe Di Stefano, che si concluse l’11 novembre del 1974 a Sapporo. Sarà la sua ultima esibizione in pubblico. Durante la tournée, il rapporto tra Maria Callas e il tenore non fu di sola amicizia e uno dei motivi del “ritiro” di Callas fu anche quest’ultima delusione sentimentale. Maria Callas si ritirò nel suo appartamento parigino. Maria Callas morì il 16 settembre 1977. Il referto medico indicò l’arresto cardiaco come causa del decesso.

Di lei non rimane più nulla, neanche le ceneri che sono state disperse nell’Egeo.

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