“L’uomo con i girasoli negli occhi” di Carlotta Casolaro.

Ringrazio la Casa Editrice Kimerik, per avermi fornito la copia.

Chi mi segue su Instagram, sa che, sabato scorso, sono stata alla mostra multimediale “Van Gogh Alive. The experience” al Teatro Margherita a Bari. Per me è stato come entrare nei pensieri di un genio che arrivò troppo presto per la sua epoca. Durante la proiezione ho avuto come l’impressione di camminare in campo di grano giallo al fianco del pittore, accecato dal sole della Provenza. I fiori appassiscono e muoiono, invece quelli dipinti dal pittore no. In uno dei suoi autoritratti, Vincent teso alla ricerca di ciò che si nasconde dietro la realtà, ha usato tre tipi di blu: il blu di Prussia, il ceruleo e il blu marina. Che meraviglia.

“Non soffocare la tua ispirazione e la tua immaginazione, non diventare lo schiavo del tuo modello.”

Vincent Willem van Gogh nacque il 30 marzo 1853, a Groot-Zundert, nei Paesi Bassi. Fu un pittore post-impressionista le cui opere, notevoli per la loro immensa bellezza – per le pennellate decise e per la scelta dei colori -, influenzarono fortemente l’arte del XX secolo. Durante la sua vita fu praticamente sconosciuto e visse in povertà. Soffrì per molti anni di disturbi mentali e morì all’età di 37 anni a causa di una ferita da arma da fuoco. In tasca gli trovarono una lettera per Théo, suo fratello, personaggio chiave nella vita del pittore.

Questa è la storia di un Van Gogh che, attraverso delle lettere riferite ai giovani, artisti e non (il tutto ispirato a una sua famosa citazione “Non dipingo per me, ma per la generazione che verrà”), ha voluto raccontare anche un’altra parte di sé e, chissà, magari un’altra amicizia che non fosse quella con Paul Gauguin.

Sono i dettagli che rendono il mondo interessante e Van Gogh è riuscito a catturare quei particolari che rendono vivo il mondo e a restituirli al naturale fluire del tempo. Lui è considerato un maestro, ha lavorato pochi anni, perché ha incominciato tardi ed è morto giovane, a soli 37 anni. Ma ha dipinto moltissimo. Tele fatte di pennellate corpose, pregne di colore, attraverso cui ha saputo restituire un mondo magico, pieno di energia.

In conclusione L’uomo con i girasoli negli occhi è una sfida e una provocazione. Provoca chi crede che Van Gogh sia solo morte e sfida, chi pensa abbia solo rappresentato, nei suoi dipinti, la vita. Il girasole è proprio il simbolo di ambedue le facciate, il Van Gogh per la scrittrice Casolaro si interfaccia con la vita e con la morte.

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